Presentazione dell'opera

Ettore Jelmorini iniziò l’attività di scultore quasi per caso quando aveva circa quarant'anni. Nel fiume trovò un sasso che assomigliava vagamente a una pecora. Prese il sasso e, con i necessari ritocchi, lo modellò. Era così nata la sua prima scultura. Da quel momento sentì sempre più forte il bisogno di "liberare" dai sassi quelle forme che, come egli ha più volte affermato, essi già contenevano. Questo lavoro gli dava grande soddisfazione così che spesso, dopo una dura giornata di lavoro in cava, riprendeva i suoi attrezzi di lavoro per dar libero sfogo alla sua creatività.

Il materiale maggiormente utilizzato fu un tipo di serpentino massiccio e duro da lavorare ma con il vantaggio di essere privo di venature. I massi venivano trovati in alcuni fiumi e riali della regione e della Valle Vigezzo.

Ettore Jelmorini non fece niente per far conoscere le sue sculture così che passarono una decina di anni prima che venissero scoperte e apprezzate.

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Nel 1958 alcune sue opere furono esposte (a sua insaputa) alla prima Mostra dell'Artigianato ticinese a Locarno. Nel 1962 partecipò per la prima volta a una mostra a carattere artistico. Alcune sue sculture furono infatti esposte con i quadri di due pittori, Pedroli e Brunoni.

In seguito le sue sculture furono esposte in una mostra al Castello Visconteo di Locarno e in varie Gallerie. Di lui si interessarono diversi giornali e riviste; ne derivò quindi una notorietà che fece sì che molte delle sue sculture venissero vendute un po' ovunque (specialmente nella Svizzera tedesca e in Germania). Le continue richieste delle sue opere gli permisero, negli ultimi anni della sua vita, di dedicarsi quasi interamente alla scultura.

La vendita delle sue sculture gli permise di guadagnarsi da vivere ma il distacco non fu mai facile; alla soddisfazione di veder apprezzate le sue creazioni si univa il dispiacere di doversene staccare, sembravaCon la colomba perdesse una parte di sé. Spesso, dopo aver consegnato una delle sue sculture diceva: “Anche questa se n’?andata, ma ormai è così."

NB: Recentemente, negli anni 90, la tradizione scultorea di famiglia è stata ripresa da un fratello (Gaetano, 1915 / 2002 ) e da un nipote (Pietro, 1959 )di Ettore Jelmorini. Essi hanno interpretato con tecniche proprie la trasformazione della pietra.

 
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